Leggendo i blog di Beppe Grillo ….. che non mi vengono pubblicati….

Oggi mi son svegliato bene ed ho pensato di dedicare un’oretta per leggerVi e man mano che lo facevo, incuriosito dalle letture di ieri, mi sono reso conto di come personalizziate eccessivamente le Vostre opinioni con giudizi, ed i Vostri commenti con critiche.
Che voglio dire?
Che assomigliano alle giuste ma eccessivamente vittimistiche lamentele della precaria di turno che ha trascorso i primi 30 anni della propria vita nella bambagia, sulle spalle di due poveri fessi, contraccambiando enormi sacrifici con un pezzo di carta appeso ad un muro e con tante lamentele e piagnistei il giovedì sera a cena per lo stipendio troppo basso nella speranza di impietosire i due bamba e continuare per il quarto decennio a spremerli finanziariamente.
Ciò che inorridisce sono le accuse che muovete a codesta vittima della società italiana e del capitalismo per colpa di Berlusconi, Maroni e Tremonti. Ma? ha studiato un terzo in anni della sua prospettiva di vita per laurearsi, li ha trascorsi esiliata, chiusa in casa 24 ore su 24 ed oggi la accusate di non meritarsi un posto dirigenziale in qualche società quotata in borsa?
Siete disumani!
Impersonificate il diavolo!
Ho l’impressione che molti forse troppi siano nelle condizioni del precario sopra citato, o meglio della laureata con lavori part-time sottopagati poco fa descritta.
Certo non c’è una soluzione e non ci sono colpe di tutto ciò, non si possono accusare gli imprenditori ma neppure i muratori, che con la terza elementare alzandosi alle 4 tutte le mattine a 30 anni girano in Audi.
Mi piacerebbe fare una bella indagine su quanti laureati hanno trovato il posto dei propri sogni, quello che doveva essere il punto di arrivo dopo anni di Bocconi … Sparo, il 3 % … troppi ?
E come mai? Laurearsi non significa saper lavorare anzi, l’aver trascorso 6-7 anni in più nella bambagia rispetto ad un idiota di ragioniere, alla fine non garantiscono il suo posto.
Il lavoro è difficile, stressante e pieno di responsabilità. Per farlo serve ben altro che una laurea. Ciò contrasta con il sistema che impone alle famiglie di pensarla diversamente obbligandole a sacrifici per 3 decenni, ma domandarsi davvero quali siano i risultati ed i motivi forse ci farebbe cambiare idea.

Non è che ci sono in giro troppi insegnanti?

Che succederebbe se ci fosse un calo drastico di universitari?

Diminuirebbero i precari laureati ma aumenterebbero i disoccupati insegnanti….

Il solito gatto che si morde la coda, per il quale meglio nulla fare e tutto tacere…..

GRAZIE DEMOCRAZIA.

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